23 Agosto, 2006...8:00

Gradini, curve e Costituzione

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Dopo la pubblicazione da parte del Ministero dell’Economia (http://www.finanze.it/studi_statistiche/analisi_dichiarazioni/index.htm) qualche giorno fa dell’analisi del gettito fiscale relativo al 2003 e 2004, sono riscoppiate le polemiche circa la questione fiscale. E’ evidente a tutti che una politica amica degli evasori ha portato a questi scandalosi risultati. Con l’avvicinarsi dell’autunno e della finanziaria il governo parla della necessità di un nuovo patto fiscale che dovrebbe garantire maggiore progressività nel sistema tributario e nello stesso tempo utilizzare le risorse provenienti dalla lotta all’evasione per abbassare le aliquote più basse (in un’intervista http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Agosto-2006/art46.html Grandi, sottosegretario all’Economia, dice portare l’aliquota del 23% al 20%, aliquota che si dovrebbe applicare anche alla redditi da rendita). Bene! l’intentento è buono. Ma vorrei qui fare una proposta di carattere tecnico che rimuova le complicazioni derivanti la definizione degli scaglioni, il meccanismo di recupero del “fiscal drag” (se da un anno all’altro il reddito aumenta solo di una percentuale pari all’inflazione e per questo l’imponibile ricade in un nuovo scaglione e l’aumento relativo delle tasse sarà maggiore al tasso di inflazione) e altro.

L’articolo 53 della costituzione, d’altronde, dice che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” Perchè se il sistema deve essere progressivo le aliquote sono definite da una funzione discontinua, da una funzione a gradini? Forse mi sfugge qualche banalità, ma perchè gli economisti non ci hanno mai pensato (voglio sperare che non siano così ignoranti in matematica)? La mia proposta per soddisfare in pieno il requisito di progressività è quella di definire una funzione (parlo di funzione matematica) continua che determini l’aliquota e quindi l’ammontare delle tasse. Ora i requisiti da soddisfare sono:

  • deve essere funzione del reddito imponibile;
  • funzione continua definita (almeno) da 0 a infinito;
  • monotona crescente;
  • deve valere 0 se il reddito è 0;
  • deve avere come asintoto y=aliquotamax (dove ovviamente aliquotamax non può valere più di cento).

Penso a qualcosa del tipo k*(1 – (1/(x+1))) dove x è l’imponibile e k un parametro da variare a seconda dell’aliquota max desiderata oppure k*arctang(x) (per il grafico http://it.wikipedia.org/wiki/Arcotangente) . Per avere poi la funzione “tasse da pagare” basterebbe moltiplicare per x. O qualche matematico si potrebbe sbizzarrire sempre rimanendo nei contorni definiti sopra.

Ogni anno il governo dovrebbe poi calibrare i parametri per la fare la sua Politica. Chiara, Semplice, Bella.

14 Commenti

  • finalmente! sono toccato dal vedere qualcuno che ancora maneggia la matematica e non ha paura di parlarne

    qui in Italia sembra di nominare la peste

    è uno dei nostri segni di arretratezza, oltreché fonte di ingiustizia, come giustamente metti in evidenza qui

    un saluto

  • …e questo tuo post mi è servito di ispirazione per il mio di oggi, ti ho citato

    grazie, ciao

    Mont

  • grazie a te Mont.
    saluti cinghios

  • Caro Cinghios, quando sarò Presidente del Consiglio, ti proporrò come Ministro per l’Economia.

  • Bene Guizzo, allora sei pronto a far cadere il governo Prodi?

    ho pronto gli slogan per la campagna elettorale

    “con un guizzo un cinghios al governo”

  • Stavo pensando che forse preferirei anche io un Ministero. Magari la Cultura. Ma allora chi facciamo Presidente? Monty? Max Giordani? Dragor non ha la nazionalità italiana. Tu chi proponi?

  • Presidente – MaxGiordani

    Affari Esteri – Dragor
    Interno – da definire
    Giustizia – da definire
    Economia e Finanze – Cinghios
    Sviluppo economico – Monty
    Università e Ricerca – Monty
    Famiglia – sono gli amori diversi
    Istruzione – Scrivere i Risvolti
    Lavoro e Previdenza sociale – Due o tre cose sui call center
    Solidarietà sociale – Entula
    Difesa – da definire
    Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
    Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare
    Infrastrutture – da definire
    Trasporti – In Viaggio
    Salute – da definire
    Beni e Attività Culturali – Guizzo
    Comunicazioni – Irene Spagnuolo

  • Uhm, ho scoperto questo tuo post via montgolfier. Devo confessare che c’avevo pensato anch’io tempo fa. Il problema che potrebbe sorgere è che con una tassa cosí, se si sbagliasse a dichiarare il reddito, o se si avessero contestazioni dal Ministero delle Finanze, ci sarebbe ogni volta un su e giú di soldi tra compensazioni e rimborsi… Che ne pensi?

  • Ciao Filippo,
    se ci si “sbaglia” a dichiarare il reddito il problema di compensazioni e rimborsi c’è in qualsiasi sistema. In ogni caso mi sembra più semplice un calcolo dove metti un valore dentro una funzione e tiri fuori un valore piuttosto che avere N scaglioni.
    Per non intimorire il contribuente la funzione potrebbe essere anche semplicemente la seguente

    Y = 0 fino a reddito_minimo
    Y = k*x fino a reddito_max
    Y = k*reddito_max da reddito_max in poi

    e quindi le tasse sarebbero 0 fino ad un reddito reddito_minimo, quadratiche
    fino a reddito_max e poi lineari.

    A proposito, c’è ancora qualche posto libero nella squadra di governo: ti vuoi candidare per qualche ministero?

    ciao

  • Non vorrei sembrare troppo pignolo. A me pare che l’attuale importo che i contribuenti debbono pagare in base al sistema delle aliquote sia gia` una funzione continua del reddito, e non una funzione a gradini. In effetti si tratta di una linea spezzata, vale a dire di un certo numero di segmenti di retta tra loro collegati senza alcun punto di discontinuita`.
    Semplicemente nei punti di collegamento dei segmenti non si puo` definire una unica derivata,ma volendo si possono definire una derivata “destra” ed una derivata “sinistra”. La qual cosa interessa ben poco sia al contribuente che al fisco.

  • Sí, in effetti non sono stato chiaro. Intendevo dire che, cambiando l’importo dell’imposta anche per minime variazioni di reddito, minimi sbagli cambiano l’importo dell’imposta da pagare. Si creano cosí molti piú contenziosi fisco-contribuente.

    Uhm, dunque, :-) purtroppo i posti vacanti sono del tutto fuori dalla mia portata. Non saprei davvero cosa fare agli Interni, alla Giustizia, alla Salute, o tantomeno alle Politiche Agricole… Sorry. :-) Avrei forse saputo qualcuno dei rudimenti per Università e Ricerca, Beni Culturali e Istruzione, ma il resto no…

  • grazie RR per il contributo. certo l’importo anche con il sistema attuale è una funzione continua. Infatti sostenevo che è la funzione “aliquote” (diciamo la derivata prima delle tasse) che è a gradini. Il fatto è che l’attuale sistema è proporzionale ma poco progressivo. Ovviamente si può renderlo più progressivo (e la cosa penso interessi il contribuente) aumentando i gradini: ma allora perchè non continuare in questo procedimento fino ad avere infiniti gradini e quindi una curva continua?

    per Filippo: e questo è vero anche per il sistema attuale. Anche se non salto di scaglione ma ho sbagliato di poco la dichiarazione, l’importo da pagare è diverso.

    ciao a tutti

  • Nah, davvero??? Non lo sapevo proprio… Davvero bizzarro!

  • vota cinghios!!!!!!!!


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