20 Aprile, 2007

Inaugurazione

Oggi venerdì 20 Aprile 2007, apre la nuova sede del Circolino dei Cinghios dopo un anno di onorato servizio presso la vecchia sede ormai chiusa definitivamente. Nonostante il trasloco non sia stato completato, in quanto mancano ancora le foto e i vecchi commenti, e la catalogazione dei vecchi post sia appena iniziata, la direzione ha ritenuto non rinviabile questa inaugurazione perchè i militanti e i simpatizzanti cinghios sono impazienti di iniziare le nuove discussioni, lasciandosi alle spalle la brutta vicenda dell’oscuramento di cinque blog sulla piattaforma de La Stampa, che ha indotto il Comitato Centrale, organo supremo di questo Circolino a prendere una così grave decisione. Come già sostenuto nel documento finale di chiusura, il comportamento più fastidioso è stato l’ipocrisia di un giornale moderato e liberale di nascondersi dietro il velo delle regole formali e la pretesa di fare la lezioncina agli indisciplinati di turno. Tutti gli organi di informazione fanno "politica", anche i più "imparziali". Abbiano la schiettezza di ammetterlo.

Si è cercato di arredare questa nuova sede con semplicità e chiarezza. Sfondo bianco e pulito, minima presenza di soprammobili, di quadri e cianfrusaglie varie. Pochi i colori. Un verdana dodici nero per concentrare l’attenzione degli ospiti sul testo, sulla discussione. Non c’è alcun banner pubblicitario sopra la nostra testa, non è poca cosa. Qualche dettaglio potrà ancora cambiare, ma il tratto è definito.

Infine un sentito omaggio ai blogger Giacosa, MarieeAgnès, Betta, Prishilla e Virquam, che hanno subito l’oscuramento; un ringraziamento particolare ai blogger il Guizzo, Biz, Cate, M@xgiordani, Montgolfier, Piero Masia che sebbene non oscurati, hanno condiviso con il Circolino la sofferta decisione del trasloco e ancora un caloroso saluto a tutti quelli che hanno già linkato la nuova sede del Circolino.

Un brindisi! Na zdrowie!

Ed ora, al dibattito!

18 Aprile, 2007

Trasloco, prima fase

Apro gli scatoloni del trasloco e trovo i post di un anno. La ditta di traslochi automatici “Import/Export Fast&Furious” mi ha dato buca e così li tiro fuori uno dopo l’altro e ordinatamente li rimetto sulla libreria di questa nuova casa. 152 articoli postati in 1 ora e 59 minuti! E’ record? Ho vinto qualche cosa?

Mancano ancora le immagini e i commenti originali, ma piano piano mi riprometto di sistemare tutto. Comunque, l’ordine cronologico è salvo, il contenuto c’è, non si è rotto niente di prezioso.

A presto per l’inaugurazione ufficiale di questa nuova sede.

5 Aprile, 2007

Siamo tutti Giacosa

Il Comitato Centrale del Circolino dei Cinghios, riunito urgentemente questa mattina, esprime profonda solidarietà al blogger Marco Giacosa per la censura subita dopo la sua scomoda inchiesta circa presunti favoritismi che sarebbero avvenuti nel concorso artistico letterario “Bravo Bravissimo” promosso da La Stampa. Il Comitato auspica che la redazione web de La Stampa renda al più presto di nuovo visibile il blog in oggetto ed invita tutti i blogger a denunciare l’accaduto, come già fatto da Bizblog, Betta, Dragor e Agnes. Nel frattempo le discussioni al Circolino sono sospese.

Aggiornamento. Hanno aderito anche la Cattiva Maestra, il Guizzo, Montgolfier, Kincob, Maxgiordani, Silvano Deregibus, Moleskine, Prishilla, Il Saggio dei Boschi, Orbita, Piero Masia, Gloria , Andrea-Entula, RottaASudOvest e Pinky06. Se non dovessero pervenire spiegazioni in tempi brevi, l’Ufficio Politico del Circolino si riserva la decisione di traslocare.

Nel pomeriggio al blog Da Rogoredo a Lambrate è pervenuta una nota di Marco. Sul blog di Piero, di MaxGiordani, di Gloria è pervenuta una risposta della redazione de La Stampa.

3 Aprile, 2007

Ri-compromesso storico, perchè no?

Schematizzando ed estremizzando, come si è soliti fare qui al Circolino, si può dire che i due grandi totem abbattuti, o almeno affrontati apertamente, dal marxismo siano stati la religione e la proprietà privata dei mezzi di produzione.

L’ateismo di stato del socialismo reale non ha portato grandi benefici e d’altronde, in Italia, il vincolo dell’ateismo per aderire al PCI fu eliminato nel dopoguerra. Qualcuno dirà per una mossa tattica, ma tant’è.

Tanto per non farci dettare l’agenda dai megafoni d’Oltretevere e non essere ingabbiati nel dibattito sterile sulla composizione del gruppo dirigente del nascituro Partito Democratico, vorrei avanzare una proposta di compromesso più “alta”. Cari cattolici democratici, cristianosociali e teodem di tutto il mondo, se escludessimo dal Programma con la pi maiuscola l’imposizione dell’ateismo – ferme restando le rispettive convinzioni filosofiche o religiose – e fossimo disposti a riconoscere il ruolo non solo intimo ma anche sociale della religione e della Chiesa, voi sareste disposti nel campo economico-sociale ad accettare l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione? Cosa c’è nel Vangelo che impedisca questa forma di organizzazione sociale ed economica? Esiste un comandamento che vieti in economia il collettivismo? Esite qualche parabola contraria alla socializzazione dei mezzi di produzione?

29 Marzo, 2007

Verso le amministrative

Uno dei pochi provvedimenti che potevano essere chiamati “di sinistra” contenuti nella finanziaria 2007 era l’aumento dell’aliquota tributaria sui redditi finanziari (azioni, capital gain, BOT, locazione sugli immobili, ecc) in modo che questi redditti non fossero tassati meno dei redditi da lavoro e non meno dei redditi da conto corrente. Ora in vista delle amministrative, presumibilmente per recuperare qualche metro al centro, i capigruppo della commissione Finanze della Camera hanno deciso di stralciare l’articolo in questione. La tassazione dei Bot, dei capital gain e delle obbligazioni resterà dunque al 12,5 per cento e quella sui conti correnti bancari al 27 per cento. Hanno rimesso a posto i conti e con lo sforzo di tutti hanno fatto un po’ cassa e adesso ridistribuiscono questo poco ai soliti furbetti. Questo, sì , sarebbe un buon motivo per far saltare un governo, altro che Afghanistan o DICO!

27 Marzo, 2007

Oh shit!

A proposito della polemica di qualche settimana fa riguardante il portale italia.it, provate a digitare “merda” su google per vedere l’effetto che fa. Ma chi sarà quel simpaticone che ha tirato questo scherzo? Che bel biglietto da visita Mr. Rutelli! E i gestori del portale cosa aspettano a prendere le contromosse?

22 Marzo, 2007

Scale mobili

Scalemobili_2 Tra i miei ricordi televisivi non manca la regolare cadenza dei telegiornali dei primi anni 80; in casa si guardava il moderno tg2 di Mario Pastore delle 19.45, quasi mai il tg1 di Fede e Vespa. Ogni giorno la guerra iraniraq, bombardieri su Beirut, Solidarnosc, la cattura di qualche brigatista, un agguato della camorra, la scala mobile. Nella mia città le scale mobili c’erano solo al COIN e alla UPIM e non capivo proprio perchè questa/o cigiellecisleuill (sempre tutto d’un fiato) la menasse tanto con questa scala mobile?

Più tardi, intravedendo uno striscione, ho capito che cigiellecisleuill erano tre sigle distinte di sindacati ed ho capito cosa fosse la scala mobile quando ormai non c’era più. E adesso? Ora solo a nominarla si viene colpiti dagli strali dei paladini del libero mercato. Guai!

Ma c’è un ma. Nell’ultima finanziaria nel lodevole articolo che stabilisce un limite alle remunerazioni dei dirigenti pubblici che può essere arrontondata con una quota variabili non superiore al 50% del fisso. Ma non solo, lo stesso articolo prevede che tale tetto sia rivalutato annualmente in relazione al tasso di inflazione programmato. Ovvero la scala mobile. E noi? anch’io voglio prendere la scala mobile per vedere cosa c’è al piano di sopra.


Il testo

466. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, per il conferimento di nuovi incarichi, nelle società di cui al comma 465, i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche, ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile, non possono superare l’importo di 500.000 euro annui, a cui potrà essere aggiunta una quota variabile, non superiore al 50 per cento della retribuzione fissa, che verrà corrisposta al raggiungimento di obiettivi annuali, oggettivi e specifici. Tali importi saranno rivalutati annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione al tasso di inflazione programmato. Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro dell’economia e delle finanze può concedere autorizzazioni in deroga. Nella regolamentazione del rapporto di amministrazione, le società non potranno inserire clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell’incarico, prevedano per i soggetti di cui sopra benefìci economici superiori ad una annualità di indennità.

21 Marzo, 2007

Percorsi di governo

Il Compagno portavoce ha parlato. “E’ stata la stupida deviazione di un percorso di una sera di mezza estate”. Bravo. Ma, rispetto al percorso indicato nel programmone, il governo quante deviazioni ha?

13 Marzo, 2007

Compagno portavoce dì qualcosa!

Qualche ministro va alla maninfestazione a favore dei DICO, per qualcuno la presenza è inopportuna, per qualcun altro è una carnevalata. Sulla legge elettorale, qualcuno vuole una nuova bicamerale, qualcuno vuole il proporzionale alla tedesca, qualcuno il referendum e Prodi invita Berlusconi al dialogo. Il ministro Amato suggerisce, ripensandoci subito dopo, test antidoping dopo le interrogazioni a scuola. Il ministro Ferrero interpellato sulla questione ha risposto “personalmente non apprezzo queste modalità di intrusione nella vita privata delle persone. Questo sembrerebbe confermare quella che è una voce popolare sul consumo delle sostanze da parte di molti parlamentari”. Intanto 110 poliziotti nuovi nuovi in arrivo alla sindaca milanese ribelle e Chiamparino si arrabbia: “per questa sinistra non farei nemmeno campagna elettorale!“.

Ma non s’era detto «Il portavoce del presidente, al fine di dare maggiore coerenza alla comunicazione, assume il ruolo di portavoce dell’esecutivo»?

10 Marzo, 2007

Proprietà e informazione

In Italia, fatte pochissime eccezioni, la maggior parte dei quotidiani d’informazione appartiene a gruppi industriali finanziari che utilizzano i giornali come strumento di propaganda ed egemonia anche a discapito della redditività del quotidiano stesso contravvenendo le leggi del libero mercato. Pur assumendo la completa buonafede dei giornalisti, in questo contesto la libertà d’informazione è oggettivamente limitata, come dimostrano gli avvicendamenti più o meno forzati di direttori di quotidiani di primo piano.

Nel libro Il Baco del Corriere il giornalista Massimo Mucchetti ripercorrendo le vicende proprietarie e non del quotidiano di via Solferino, in un’ottica liberale e liberista affronta lo spinoso tema del rapporto tra libertà di stampa e assetti proprietari, che per il Corriere fa risalire alla cacciata di Albertini da parte del fascismo: una colpa non ancora espiata.

Già nel ‘26, dopo la cacciata di Albertini, voluta dal fascismo e avvallata dai proprietari, Einaudi, citando a sua volta un professore americano di sociologia, così schematizzava la “mission” di un giornale in un’economia di mercato.

Il giornale ha cessato di essere, salvo che per giornali poco importanti, socialisti o laburisti, organo di partiti; esso è una fabbrica di notizie e di avvisi commerciali; perciò deve essere organizzato in modo da vendere notizie e avvisi commerciali; per conseguenza deve avere una circolazione; per creare una circolazione, deve ispirarsi al concetto di seguire e creare una domanda nel pubblico; quindi creare una opinione pubblica ed intuire le correnti di essa; perciò deve essere indipendente dal credo dei partiti politici. [...]E’ bene o è male fare questo o quest’altro? Non: E’ bene o è male dal punto di vista del partito? Per questa seconda via perderebbe circolazione. Perciò deve essere indipendente dai gruppi finanziari. Perderebbe circolazione. Perciò i giornali sono diventati una enorme forza politica, separata e spesso in contrasto con i partiti politici. [...]E le grosse riforme le fanno i giornali e il presidente.

L’autore del libro ispirandosi a questi principi sostiene che un cosidetto editore “puro” farebbe circolare maggiormente il giornale che diventerebbe un’azienda sana, ma riconosce che in Italia questo non sia avvenuto e che non sia più possibile. Auspica allora una proprietà diffusa, una “public company” che dovrebbe avere però qualche codicillo particolare (“poison pills” li chiama) per evitare scalate sgradite da parte di gruppi troppo forti.

Rispetto alle indicazioni di principio non capisco per quale motivo un giornale facente capo ad un proprietario privato sia più rappresentativo di un giornale di partito. Forse perchè per vender di più asseconderebbe maggiormente l’opinione pubblica? D’altronde anche un partito per avere più voti è portato, specie oggi, a seguire l’opinione pubblica. O non è vero il viceversa che per formare un pubblico conforme ai propri modi di produzione impongano un’opinione? .

Anche nel caso di editore puro o di public company, dal momento che il giornale come detto sopra è fondamentalmente un mezzo di circolazione di avvisi commerciali, esso dipende materialmente da chi compra gli spazi pubblicitari – ed oggi in misura molto maggiore, circa per il 60-70%. E se una volta potrà soprassedere ad un articolo poco piacevole nei suoi confronti, la terza o quarta volta deciderà di dirottare la pubblicità ad un’altra destinazione. Quindi, estremizzando, o il giornalista si mette in riga o il giornale poco per volta sarà costretto a chiudere.

Come ripetuto ad ogni sciopero dai giornalisti, la libertà di stampa è seriamente in pericolo; ma come risolvere la contraddizione senza mettere in discussione la proprietà dei mezzi di produzione d’informazione? Ma come prender coscienza critica collettiva di questo senza una reale libertà d’informazione?